15. dicembre 2011 · Commenti disabilitati su Parole e musica · Categorie:media, musica · Tag:, ,

Senza commento. Ma mi sembra un passo troppo bello per non riportarlo. L’originale (in islandese) è del 1957.

«A Brekkukot le parole erano troppo preziose per usarle – perché significavano qualcosa; la nostra conversazione era come denaro intatto prima dell’inflazione: l’esperienza era troppo profonda per potersi esprimere a parole; solo il moscone era gratuito. La lussureggiante poesia tedesca a dire il vero mi diceva ben poco, e a volte niente; ero solo stupefatto. ma una nota, se suonata nella corretta relazione con le altre, poteva dirmi tanto; e a volte tutto.

Ja spanne nur den Bogen mich zu töten,

du himmlisch Weib.

[Stendi pur l’arco per uccidermi / tu donna divina.]

Se si accetta la teoria che le parole vengono dette per nascondere i pensieri, che le parole significano qualcosa di totalmente diverso, se non addirittura opposto, di quel che dicono, allora è possibile, almeno occasionalmente, riconciliarsi con loro e perdonare il poeta; per non parlare poi se le parole in tutta la loro stranezza hanno il compito di indicare la verità in musica; si è costretti ad ammetterle, in una certa misura – per amore della musica.»

– Halldór Laxness (Reykiavik, 1902-1998), Il concerto dei pesci, Iperborea, Milano, 2007, pp. 169-170.