10. ottobre 2011 · Commenti disabilitati su Jenkins, Gardner e l’etica di Our Space, II · Categorie:attività, filosofia, media, politica, progetti · Tag:, , , , , ,

Come promesso, la traduzione della seconda parte dell’Appendice al casebook, scritta da Henry Jenkins e Howard Gardner, è pronta.

Per chi vuole leggerla, è qui.

07. ottobre 2011 · Commenti disabilitati su Jenkins, Gardner e l’etica di Our Space · Categorie:attività, filosofia, media, politica, progetti · Tag:, , , , , ,

Sono molto contento di aver contributo, quando ero direttore editoriale di Apogeo, alla pubblicazione di Cultura convergente di Henry Jenkins: è uno dei libri su cui sono tornato più spesso, negli ultimi anni, per cercare di capire almeno qualcosa del complesso mondo della comunicazione. Da allora, ho seguito con curiosità il suo blog, «Confessions of an Aca-Fan», una delle risorse che trovo più significative sulla Rete, dove Jenkins pubblica regolarmente contributi della dimensione del saggio, con un livello di approfondimento abbastanza raro.

Di altra natura il mio rapporto con Howard Gardner, psicologo di cui ho seguito negli anni i numerosi volumi pubblicati in italiano — fino a che quest’anno ho avuto il piacere di tradurre il suo Truth, Beauty and Goodness Reframed: Educating for the Virtues in the Twenty-first Century (in corso di pubblicazione per Feltrinelli con il titolo di Verità, bellezza, bontà), interessante per il suo tentativo di rivitalizzare la riflessione sulle «virtù», in un contesto che, come solitamente accade in Gardner, tiene sempre conto del mondo dell’apprendimento e della formazione.

La copertina di OurSpaceNel libro Gardner racconta anche di alcuni progetti (descritti più dettagliatamente altrove, ma in pubblicazioni rimaste, almeno finora, in lingua inglese), come il Good Work e il Good Play Project, di cui sapevo poco e su cui ho cercato di documentarmi un po’.

È stato con sorpresa (le coincidenze esistono?), alla fine, che ho scoperto che Jenkins e Gardner, e i relativi gruppi (New Media Literacies, a suo tempo al MIT e ora all’University of Southern California, presso la Annenberg School of Communication and Journalism, e GoodPlay presso la Harvard Graduate School of Education) hanno collaborato per oltre un anno a un «digital ethics curriculum», unendo e mettendo a confronto le relative competenze. Pochi giorni fa, il progetto ha assunto un livello di visibilità più alto, con la pubblicazione in rete del casebook relativo, intitolato Our Space: Being a Responsible Citizen of the Digital World, che si può trovare agli indirizzi

http://www.goodworkproject.org/practice/ourspace/

http://newmedialiteracies.org/our-space-being-a-responsible.php

Il testo è liberamente scaricabile, pubblicato sotto Creative Commons 3.0.

Mi sembra un lavoro davvero significativo, che merita diffusione e qualche riflessione. Vorrei dare il mio piccolo contributo, e per questo ho tradotto la parte finale, l’Appendice – che in realtà sembra piuttosto una Introduzione, in cui Jenkins e Gardner raccontano «come sono arrivati fin qui», dividendosi le pagine con due interventi ciascuno.  La prima parte della traduzione è qui; la seconda tra un paio di giorni. Se poi riuscirò, vorrei tradurre tutto il casebook, o almeno una parte significativa: mi sembra ne valga la pena.

(Qualunque suggerimento per migliorare la traduzione è ovviamente gradito.)

19. settembre 2010 · Commenti disabilitati su Mathilda e il giudizio del poeta · Categorie:filosofia · Tag:, , , , ,

Una bella frase di Victor Lodato, dall’articolo pubblicato in apertura del «Domenicale» del Sole 24 Ore di oggi:

Attraverso la prodigiosa realtà virtuale della fiction, possiamo mettere da parte, almeno per un momento, regole e preconcetti sulla vita e riconsiderare i grandi interrogativi dell’esistenza.

Lodato ragiona intorno al suo romanzo, Mathilda (è pubblicato da Bompiani, mi ha incuriosito e lo leggerò) e alla sua protagonista, ma questa osservazione si può, credo, generalizzare con frutto.

Mi ha fatto tornare in mente un bel libro di Martha Nussbaum, Il giudizio del poeta, che Feltrinelli ha pubblicato nel 1996, e che era dedicato, giusta il sottotitolo, al rapporto fra «immaginazione letteraria e vita civile». Il contesto è molto diverso, ma mi sembra che la voce sia molto simile.

Nella prefazione, Martha Nussbaum ricordava Walt Whitman:

Senza la partecipazione dell’immaginazione letteraria, affermava Whitman, «le cose sono grottesche, eccentriche, e non sanno rendere quanto dovrebbero». Oggi gran parte del dibattito politico ci appare grottesco ed eccentrico proprio in questi termini. Lo scopo di questo libro è descrivere la componente del discorso pubblico che Whitman riteneva mancasse nella sua America, e mostrare alcuni ruoli che potrebbe svolgere anche nella nsotra. Ciò sulla base della convinzione, che io condivido con Whitman, che la narrazione e l’immaginazione letteraria non siano l’opposto dell’argomentazione razionale, bensì possano costituirne delle componenti essenziali.

Lodato mi sembra più orientato alla «educazione sentimentale» o delle emozioni, Nussbaum parla, da filosofa, di discorso pubblico e vita civile. Ma le due cose non contrastano davvero troppo, credo che alla fine si incontrino. Il discorso pubblico e la vita civile sono tanto più ricchi quanto più ricco è il «romanzo di formazione» dei singoli che vi partecipano.

13. aprile 2010 · Commenti disabilitati su Norberto Bobbio, Dell’amicizia · Categorie:filosofia, politica, recensioni e segnalazioni · Tag:, , ,

La collana dei «Meridiani» della Arnoldo Mondadori ha pubblicato da non molto (settembre 2009) una raccolta di scritti di Norberto Bobbio, sotto il titolo Etica e politica. Scritti di impegno civile, progetto editoriale e saggio introduttivo di Marco Revelli. Sono 1718 pagine con numerazione araba di scritti di Bobbio, più 136 romane di saggio e apparati introduttivi. Non certo uno di quei libri che si leggono in un fine settimana, ma uno di quelli a cui si torna ripetutamente, con il piacere di coglierne sempre qualcosa di nuovo, aiutati anche dalla sua natura antologica (in tutto gli scritti di Bobbio raccolti qui sono un’ottantina).

Non mi azzarderei a scrivere una recensione di un libro simile, ma mi sembra doveroso segnalarlo all’attenzione dei quattro che mi leggono, se fosse loro sfuggito. Il prezzo di copertina dei Meridiani non è proprio modico (55,00 Euro), ma se si fa il conto del prezzo a pagina, si mette a fattore anche la qualità della confezione e si valuta il peso dei contenuti, ne val sicuramente la pena (e devo ricordarvi che periodicamente i Meridiani vengono offerti a sconto speciale? Basta casomai aspettare il momento opportuno. L’ho fatto anch’io).

Niente recensione dunque, ma ci sono molti passi che mi colpiscono, e prometto che procedendo con la lettura tornerò a ragionare su questo libro anche in seguito, anche come omaggio a Norberto Bobbio, che non ho mai avuto il piacere di conoscere personalmente, ma verso il quale nutro una stima profonda.

Intanto, un brano che mi sembra legarsi bene con le riflessioni su Il grande silenzio di Alberto Asor Rosa (il legame forse non sarà evidente a prima vista, mi viene il dubbio: ma neanche io forse sono ancora capace di articolare bene una connessione che resta al momento al livello di una «intuizione»):

La società di amici è la società etica per eccellenza, fondata su regole non scritte, cui si ubbidisce spontaneamente, non per timore di una qualsiasi sanzione, e neppure per supina reverenza ad un’autorità superiore, ma per il piacere che si trae dalla loro osservanza: un frammento reale dell’ideale regno dei fini, ove gli uomini per convivere non avranno bisogno che di leggi liberamente consentite. Ma, appunto, non vi è amicizia al di fuori di una vita morale intensamente vissuta, della pratica di alcune virtù etiche tradizionali, che nessun codice morale può ignorare.

Il brano si trova alle pagine 358-359 dell’edizione dei Meridiani, e in origine faceva parte della Introduzione che Bobbio preparò per l’edizione Einaudi del 1964 degli Scritti di Leone Ginzburg.