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Ho scritto tempo addietro delle belle «favole jazz» scritte da Roberto Piumini e Claudio Comini con illustrazioni di Fabio Magnasciutti, pubblicate dalle edizioni Curci: oggi ho avuto il piacere di vederne/sentirne due (quella dedicata a Duke Ellington e quella a John Coltrane) in versione teatrale. L’ambito era quello delle manifestazioni di MiTo, la sede il teatro Smeraldo a Milano; Roberto Piumini voce recitante, le illustrazioni proiettate su maxischermo e un quartetto jazz dal vivo a commentare, completare, arricchire. Sala piena, con moltissimi bambini (giustamente, visto che lo spettacolo era destinato a loro, innanzitutto), poco meno di un’ora e mezza di spettacolo, la misura giusta per non pretendere troppo dagli spettatori, alcuni dei quali davvero molto piccoli – e complessivamente molto attenti, curiosi e partecipi.

Claudio Comini ha fatto la sua comparsa fra fra una fiaba e l’altra e alla fine, commentando e animando, coinvolgendo il pubblico, soprattutto quello più giovane, in tre «giochi», quasi piccoli esperimenti per «capire che cos’è il jazz».

Non ho idea se si tratti di un esperimento che resterà isolato, ma spero che non sia così: merita di essere diffuso e ripetuto in molte altre sedi. Questa versione teatrale delle fiabe unisce in maniera molto intelligente la parte più ludica e fantastica con quella informativa, lavorando per suggestioni e stimoli racchiusi in una narrazione coinvolgente (e credo lo sia anche per i ragazzi: per me lo è stata sicuramente).

Roberto Piumini ha una bella voce, adatta a una forma di presentazione che è un po’ più di una lettura e un po’ meno di una recitazione teatrale (non credo esista un’espressione per designarla, ma sarebbe bello trovarla, perché questa mi sembra la soluzione giusta per questi contesti), il quartetto ha suonato molto bene, mantenendosi sul filo di una (relativa) facilità, ma concedendosi qualche sprazzo virtuosistico, una buona miscela che può far contenti quanti si avvicinano al jazz e anche una buona parte (almeno) degli spettatori già appassionati.

Credo sia anche un buon esempio di come oggi sia bene (se non proprio necessario) progettare non semplicemente libri, ma comunicazioni che sfruttino nel modo migliore i media esistenti, senza rifiutare a priori nulla, ma concentrandosi maggiormente sulle domande cruciali (cioè, semplificando molto: che cosa si vuol dire, a chi si vuol dirlo e quale sia il modo migliore per dirlo in base a chi parla, a chi è il destinatario e a quali sono le condizioni generali al contorno).

Sono uscito dal teatro molto soddisfatto: lo spettacolo ha contribuito di molto a migliorare il mio umore (e a farmi venir voglia di fare musica).

Idea simpatica, “Le fiabe del jazz” sono firmate da Roberto Piumini (nome ben noto come autore e traduttore) e Claudio Comini (cui è attribuita l’ideazione della collana) per le edizioni Curci: le ho scoperte, come spesso accade, per puro caso in un giro in libreria subito dopo Natale. Sono libretti a colori di 32 pagine in formato quadrato (19,5 per 19,5 cm) corredati di un CD, ciascuno dedicato a un grande del jazz: Duke Ellington, John Coltrane e Thelonious Monk sono i primi tre protagonisti della serie, in vendita al prezzo di copertina di 14,90 euro. La “fiaba” è un racconto fantastico che trae in qualche modo spunto dalla vita del musicista, accompagnato dalle belle illustrazioni di Fabio Magnasciutti; la storia si può ascoltare anche dal CD, letta da Roberto Piumini, accompagnata da brani del musicista di cui si parla o di Corrado Guarino, che le esegue con il suo quartetto. I brani sul CD sono commentati e accompagnati da piccoli “esercizi” che coinvolgono il lettore/ascoltatore e lo incoraggiano a esplorare attivamente – per esempio, nel caso di Duke Ellington, il “giro” di blues.

La collana è proposta dalla Curci (che è fondamentalmente un editore musicale) per ragazzi di sette anni o più; ma non dubito che possa piacere molto anche agli adulti – sia il testo che le illustrazioni si possono “leggere”, mi sembra, a più livelli, sempre con pari soddisfazione. Il CD è godibilissimo e, quasi senza parere, riesce a dare informazioni tutt’altro che banali: giustamente, alcune cose si possono capire solo ascoltando e la guida è con mano leggera, non troppo invadente. Credo sia questo il significato di “imparare divertendosi”.