Il New York Times dedica un articolo alla “paura da nanotecnologia”: New Products Bring Side Effect: Nanophobia. In breve: aumentano i prodotti, in particolare nel settore della cura della pelle, della bellezza, della cosmesi, che incorporano nanooggetti attivi. Con tutta probabilità svolgono effettivamente la loro azione, come annunciano le pubblicità, realizzando qualcuna delle promesse della nanotecnologia. L’aspetto meno attraente è che questi oggetti a nanoscala entrano nell’organismo ma poi, in molti casi, non ne escono, si accumulano magari nel fegato e possono provocare danni – perché l’obiettivo di arrivare presto sul mercato fa trascurare un controllo di medio-lungo periodo e forse anche sono ancora deboli gli strumenti di riflessione critica su queste intraprese. Così in molti si sviluppa una nuova paura: che nell’organismo possano entrare nanooggetti ineliminabili e capaci di svolgere un’attività a nostra insaputa.
Bene (o forse: male), ecco un tema che potrebbe essere di interesse. Intanto, c’è da esercitare un po’ di spirito critico: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, l’articolo del New York Times non è vangelo, la notizia va verificata, per quanto si può, sul piano scientifico. E’ vero che esistono prodotti di nanotecnologia che hanno questo comportamento? O è una delle tante bufale che ci vengono propinate?
Che la notizia abbia un fondamento scientifico o meno, c’è la questione della nanofobia (che può nascere anche ove non esistesse realmente alcun pericolo), più in generale della “paura“, che è un concetto che si può esplorare sotto molti aspetti, non ultimo quello filosofico – ma senza trascurare quanto ci possono dire in proposito gli psicologi.
C’è anche un altro aspetto interessante: l’articolo del New York Times compare nella sezione “Fashion and Style”, cioè “moda e stile”, non in una sezione dedicata alla scienza. Già l’atteggiamento della redazione che colloca l’articolo in quella sezione e non in un’altra ammette qualche riflessione (potremmo classificarla sotto l’etichetta di “filosofia della comunicazione”?), poi si può analizzare il significato che hanno oggi la moda e il culto del corpo (bellezza/fitness), quanto sono entrati a far parte dell’immagine di sé.
Proseguendo su questa strada, si può forse trovare la chiave per costruire un telegiornale (di orientamento) filosofico. Filosofia del/dal quotidiano (pensando a Rocco Ronchi e ad Augusto Cavadi).