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La scorsa settimana il Salone del Libro di Torino, questa settimana sarà la BEA a New York: per chi si occupa di editoria, molti appuntamenti, di importanza e peso diversi, certo, ma comunque significativi.

Subito prima del Salone torinese, i «grandi» dell’editoria italiana (Mondadori escluso) hanno annunciato Edigita, sforzo comune per la distribuzione di libri elettronici; bookrepublic.it (dove lavorano molte persone che conosco e con cui mi è capitato in passato di lavorare) è partito da poco con intenti simili; da tempo si muove anche Antonio Tombolini con Simplicissimus, anche se lo conosciamo soprattutto per la commercializzazione della maggior parte degli e-book reader in Italia. E immagino che Mondadori non rimarrà a lungo a guardare senza far nulla.

Insomma, anche a Torino si è parlato molto di distribuzione, vendita, DRM e dintorni, poco di «contenuti» e di che cosa si può fare con questi nuovi strumenti (e a giorni anche l’iPad sarà fra noi, per tutti quelli che non l’hanno acquistato negli Stati Uniti, vedremo se davvero scompaginerà tutto).

Anche se capisco benissimo che tutto il resto è importante, per quanto mi riguarda le cose interessanti sono i contenuti e le forme — e su questo fronte mi sembra invece ci sia moltissimo da fare, e che la sfida stia proprio lì. È un tema che mi sta molto a cuore, ne parlo da anni, fin qui con pochi risultati: mi sembra che sia invece arrivato il momento di mettere alla prova le idee, concretamente.

La sfida è cercare di costruire una iniziativa editoriale da zero, senza potenti mezzi alle spalle, di tipo aperto, esplorando quel continuum che va dal testo tradizionale al multimediale (e al transmediale o alle forme di convergenza, come direbbe Henry Jenkins), in un’ottica collaborativa, cercando di «sposare» un mestiere che credo non meriti di scomparire (ma abbia bisogno di ridefinirsi profondamente) con tutte le potenzialità offerte dal mondo digitale. Un po’ fumoso ancora, forse, ma è un’intuizione che penso abbia bisogno di tempo e sperimentazione per essere messa a fuoco.

Intanto, c’è uno spazio: www.mistpublishing.com, ancora vuoto, ma che (si spera) comincerà a riempirsi presto, c’è un nome, MIST, che mi sembra abbastanza intrigante, MISTerioso quel che non guasta, che mi garba, come direbbero gli amici fiorentini.

È vuoto ancora, ma spero si capisca già qualcosa, perché il motore (ancora in fase di riscaldamento) è un wiki — come dire, una dichiarazione d’intenti.

Marco Ferrario, al Salone del Libro di Torino, mi diceva che gli piace definire bookrepublic un’impresa da «cantinari», per sottolineare un certo spirito pionieristico e qualche assonanza con storie esemplari del mondo dell’informatica. Beh, anche MIST ha uno spirito del genere. La «cantina» qui è molto virtuale e assomiglia a quelle in cui ci si ritrova per fare musica insieme, magari improvvisando collettivamente — una metafora che cattura il senso dell’impresa.

È stato un periodo intenso, anche fin troppo: alla fine le cose succedono sempre tutte insieme. In questi ultimi dieci giorni circa, ho completato la traduzione de The (fabulous) Fibonacci Numbers per Franco Muzzio, e quella di What Darwin got Wrong di Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini per Feltrinelli (in italiano si chiamerà, a quanto pare, Gli errori di Darwin). Più pesante la prima, più impegnativa ma anche più attraente la seconda. Anche il rapporto con Piattelli Palmarini è stato molto gradevole – è sempre pericoloso tradurre da un’altra lingua il testo di un autore che in realtà è di madrelingua italiana. Sicuramente si tratta di un libro che farà discutere: lo si può pronosticare vedendo le discussioni che ha già suscitato l’edizione in lingua inglese. Varrà la pena di riparlarne quando l’uscita sarà vicina.
Lo scorso fine settimana, poi, ho fatto una rapida puntata a Roma, per incontrare Ran Lahav, in Italia per un seminario: sta finendo di scrivere il suo nuovo libro, la cui uscita in Italia, per Apogeo, è prevista per la fine della primavera (se tutto va come dovrebbe andare). Ran è una persona a cui voglio molto bene, in questi anni si è sviluppato con lui un rapporto d’amicizia, e non solo professionale, a cui tengo molto. Gli sviluppi della sua riflessione sulla pratica filosofica mi sembrano interessanti e importanti.
Un incontro piacevole, a roma, anche con Pietro Del Soldà, per riflettere, fra l’altro, sul suo «sillabario platonico», fatto di testi e interviste audio (lo si trova sul sito di “Pratiche filosofiche”), che contiamo di far diventare un ebook, rimescolando i materiali esistenti e qualcosa di nuovo. Progetto con qualche ambizione, di unire (almeno) testo e audio, probabilmente anche qualcosa di più. Vedremo.
Dopo quasi vent’anni, ho rivisto a Roma anche Massimo Del Duca, che aveva scritto un libro intitolato Musica digitale per la collana «Gli strumenti della musica» della Franco Muzzio Editore. È stato un libro importante, avrà presto un seguito, ma con tutta probabilità più orientato alla parte scientifica, con la musica come uno dei tanti esempi possibili. In effetti, si trattava di un libro sull’elaborazione digitale dei segnali, e le applicazioni vanno dalla geofisica all’eliminazione del rumore (in ambietni rumorosi, nei veicoli industriali, per esempio).
Il viaggio a Roma è stato l’occasione anche per una visita al MACRO, il Museo di Arte contemporanea di Roma: la mostra dedicata a Urs Luthi, un artista che non conoscevo, meriterà qualche riflessione, nei prossimi giorni…
Con giovedì 4 marzo ho iniziato il corso di «editoria multimediale» all’Università di Firenze: quest’anno gli studenti sono molti di più dell’anno scorso, una trentina… parecchi per un corso di una laurea specialistica. Tutti gli anni il corso riserva qualche sorpresa piacevole, per gli argomenti che emergono, per le discussioni che nascono in aula… vedremo. Ho fatto anche due esami e, per la prima volta, ho dato due “lodi”: Matteo Sbardella e Giulia Tardi meritano dunque una menzione. Il primo ha analizzato le prime reazioni all’unnuncio dell’iPad di Apple, la seconda ha seguito le vicende del «social marketing» di Paolo Iabichino nelle prime settimane dall’uscita del suo libro (di cui ho parlato in uno dei post precedenti), e l’ha fatto impostando una relazione in modo originale, proprio da work in progress, che mi è piaciuta proprio per il suo carattere aperto.
I due giorni a Firenze sono stati l’occasione per vedere la mostra intitolata Uno sguardo nell’invisibile, dedicata a Giorgio De Chirico (e a Max Ernst, Magritte, Baltus) a Palazzo Strozzi: le mostre di Palazzo Strozzi mi piacciono sempre molto, le trovo sempre ben organizzate, con buone didascalie (e ben visibili anche a chi comincia ad avere qualche problema di vista) e di dimensioni tali da poter essere visitate con calma in un tempo ragionevole, senza perdere la concentrazione. Anche di questa mostra riparlerò, perché il tema è troppo interessante per non meritare qualche riflessione. C’è stato il tempo anche per un giro all’Accademia – i Prigioni e il David di Michelangelo meritano sempre.
Saltando un po’ di palo in frasca… ho finito l’articolo per il nuovo numero di Audio Video Music: questo mese è dedicato a Bitches Brew di Miles Davis, dato che ricorre proprio in queste settimane il quarantesimo dalla sua pubblicazione e visto che è uscito un bel libro dedicato a quel disco, scritto da Enrico Merlin e Veniero Rizzardi, pubblicato dal Saggiatore.

La partenza ufficiale, anche se ancora in sordina, delle trasmissioni di Limen (www.limenmusic.it) è un motivo di soddisfazione. Non solo e non tanto perché ci sono di mezzo, in piccolissima parte, anch’io (il merito e tutto il lavoro sono di Michele Forzani), ma soprattutto perché è il primo passo verso la realizzazione di un progetto ambizioso, che credo davvero di valore.

Quello che si vede, per ora, è solo una parte del tutto, ma certo è anche il nucleo pregiato: musicisti di altissimo livello che suonano, in studio ma in condizioni “dal vivo”, in concerti rivolti a un pubblico potenzialmente illimitato. La qualità delle registrazioni audio e video è eccellente: sul Web lo si può già apprezzare, anche se non a pieno – tutto è salvato e pronto per l’alta definizione. Io ci sono nelle interviste ai musicisti, in cui cerco di comparire il meno possibile, ma di tenere un ruolo “da levatrice”, sollecitando i musicisti e lasciando a loro tutta la scena. Rivedendo sullo schermo, mi sembra ne escano delle piacevoli presentazioni dei concerti, utili senza diventare difficili da seguire per chi non è strettamente un “addetto ai lavori”. E mi sembra anche che ne esca, implicitamente, un ritratto dei musicisti stessi.

La web tv per ora ha un canale che procede a palinsesto, e una sezione di video on demand: il palinsesto è relativamente limitato, ma ogni pochi giorni entreranno nuovi video e progressivamente la sezione on demand andrà ad arricchirsi. Il materiale accumulato negli ultimi mesi è molto, e ci sono ottime cose in arrivo.

Per l’anno prossimo quello a cui si sta lavorando è un web magazine che sarà strettamente legato alla tv, con articoli, saggi, testi, documenti, partiture. Tutto relazionato, in modo che si possa passare da un video a tutti i materiali pertinenti della rivista, e viceversa da ogni materiale della rivista si possa andare ai video attinenti, mantenendo compresenti gli elementi relazionati.

Col tempo, il tutto permetterà di costruire percorsi di “lettura” trasversali. E dando spazio non solo alla musica in senso stretto, ma anche ai rapporti con le altre arti, con la letteratura, la scienza, la filosofia. Si tratta di un progetto editoriale del tipo che mi attrae, perché cerca di combinare un po’ tutti gli elementi – testo, audio, video… e si presta molto bene ad ampliarsi progressivamente. Diventa sempre più interessante quanti più “oggetti” entrano in gioco, e le relazioni possono diversificarsi. Al tempo stesso è una cosa seria, con contenuti significativi e ha quindi una valenza “culturale” positiva (spero). In fondo, se oggi si vuole ascoltare e vedere musica che non sia il pop spinto dalle case discografiche, e la si voglia vedere e ascoltare bene, non esistono molte fonti.

Le cose succedono sempre a ondate. Così ho trascurato per un po’ questo spazio, ma nel frattempo ho finito di scrivere un libro per Apogeo (uscirà, si spera, a maggio) suglistrumenti informatici per scrivere una tesi o una relazione – titolo Tesi con internet e PC; è in rete il secondo articolo per la rivista Audio Video & Music, come promesso dedicato al primo discodegli Yes, sempre con l’idea di continuare per un po’ un mio personale omaggio all’anno1969. E nella sezione Cosmotaxi di www.nybranmedia.it si trova una mia breve intervista che Armando Adolgiso ha fatto a me su Neuroetica di Neil Levy, uno dei libri pubblicati recentemente da Apogeo che fa ancora parte di quelli che avevo messo io in programmazione l’anno scorso.

Neri Pollastri e Paolo Cervari stanno lavorando al loro nuovo libro, che sarà dedicato a lruolo della filosofia nelle organizzazioni: abbiamo fatto partire il loro blog di “work in progress”, ancora molto scarno, ma si spera presto ricco di interventi: lo trovateall’indirizzo www.ilfilosofoinazienda.eu. Il libro è previsto per il 2010 nella collana “Pratiche filosofiche” di Apogeo, diretta da Umberto Galimberti, e il mio ruolo è quello di consulente per la collana, con una mano non molto esperta nella creazione del sito. Il filosofo in azienda è anche il titolo previsto per il libro.

La visita, ai primi di aprile, alla Musikmesse di Francoforte è stata stancante ma moltopiacevole: è stata l’occasione anche per fare amicizia con Fabio Fracas e per far nascere un sacco di idee nuove: qualcuna magari si concretizzerà, chissà, se ci sarà il tempo e sel’entusiasmo non morirà. Fabio, che fino al viaggio francofortese conoscevo solo di nome enon di persona, è pieno di attività, dalla letteratura alla musica, fra cui MacAdam, MacAdemia di scritture e letture. Con lui abbiamo visitato anche la mostra su Giger al Museo del cinema di Francoforte. Giger è un artista interessante, anche a proposito di musica… è un po’ che mi riprometto di scrivere qualcosa, sto raccogliendo le impressioni sulla visita alla mostra, magari riuscirò a darne qualche notizia.

Altra novità, il mio vecchio libro uscito da Editori Riuniti nel 2001, Cento dischi ideali per capire la musica classica, tornerà a vivere: ne uscirà una nuova edizione verso fine anno, presso l’editore Muzzio, dove si prepara anche la rinascita della collana “Strumenti della Musica”.