07. ottobre 2009 · Commenti disabilitati su Il linguaggio visuale · Categorie:arte, media, recensioni e segnalazioni · Tag:,

Una delle piccole scoperte della breve vacanza a Madrid è un gradevole libretto di María Acaso, pubblicato nel 2009 dall’editore Paidos di Barcellona nella collana «Bolsillo», che si intitola El lenguaje visual (Il linguaggio visuale). María Acaso  insegna presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università Complutense di Madrid, presso il Dipartimento di Didattica dell’espressione plastica, e che si occupi di didattica si nota, perché il libretto (160 pagine, formato 12,5 x 19,5, 9,90 Euro al bookstore del Centro Reina Sofia) si legge piacevolmente e si comprende senza grossi sforzi anche con una conoscenza abbastanza limitata dello spagnolo (castigliano).

Si tratta di una semplice introduzione al linguaggio visuale, che ne presenta le caratteristiche generali, gli elementi fondamentali, offre una prima classificazione delle forme di rappresentazione visuale e introduce un esempio di analisi (dall’analisi alla comprensione) di un prodotto visivo. Illustrazioni numerose, anche se solo in bianco e nero, ma molto esplicative, una buona interazione fra testo e illustrazioni. Il risultato è una semplice ma efficace introduzione alla semiotica degli oggetti visuali che mi sembra perfettamente leggibile da uno studente di media superiore, sicuramente ben fruibile da uno studente agli inizi dell’Università.

La stessa María Acaso spiega la struttura del libro (p. 20):

In definitiva, chiunque viva in una società dai mezzi di comuniczione iconica deve sapere: che cos’è il linguaggio visuale e come attraverso esso si trasmettano messaggi (capitolo 1), quali elementi lo compongano (capitolo 2), attraverso quali vettori si diffonda (capitolo 3) e come stabilire un procedimento di analisi (capitolo 4) per poter, con questi strumenti, capire e distinguere ciò che si intende trasmettere con un messagio visuale e ciò che realmente si trasmette.

Il volume ha anche un breve «Prologo» firmato da Roser Juanola Terradellas, che chiarisce il senso editoriale del libro, i motivi della scelta e della collocazione nella collana: non è frequentissimo che dall’editore arrivino delle dichiarazioni d’intento e dei chiarimenti del processo editoriale tanto esplicite.

Qualcuno mi ha detto che si aspettava altro dalle mie riflessioni, sicuramente non così tanta attenzione all’arte e agli oggetti «visivi». Colgo l’occasione offerta da questo libretto per fare una sorta di dichiarazione d’intenti, a mia volta: sono convinto che il linguaggio visivo oggi sia fondamentale per il mondo della comunicazione in generale. Ma lo credo in particolare (per dirla in termini forse un po’ alsonanti) per il futuro dell’editoria: l’editoria digitale, il libro elettronico mi sembra soffrano ancora per l’assenza di una riflessione forte sugli aspetti visivi. Trovo ancora deludenti gli e-book che circolano: sono quasi esclusivamente trasferimenti pari pari del libro di carta, in cui non si sfrutta quasi nessuna delle possibilità offerte dai nuovi mezzi, tranne la facilità della distribuzione. L’innovazione non ha ancora toccato veramente i «contenuti».

Come dovrebbe essere un «libro elettronico» davvero innovativo in questo senso? Non lo so esattamente ancora (forse non lo saprò mai), ma ho la netta sensazione che la componente visiva possa avere un ruolo importante per definirlo. Ed essendo cresciuto in un mondo in cui la parola scritta era ancora imperante, cerco di capire quella componente che non mi è del tutto connaturata, mentre lo è sicuramente per i più giovani e per i «nativi digitali».

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