15. marzo 2009 · Commenti disabilitati su Il sito web di Galileo · Categorie:storia della scienza · Tag:, , ,

Devo fare una correzione al post precedente: credo di aver trovato il sito web a cui si riferisce Paolo Galluzzi nella sua introduzione al catalogo della mostra su Galileo in corso a Palazzo Strozzi a Firenze. Non si tratta delle pagine a cui si accede dal sito della mostra stessa: ci si arriva invece dal sito del Museo di Storia della Scienza, ed è decisamente più interessante e più utile di quel che avevo visto in precedenza. Mi sembra effettivamente possa servire ora da preparazione alla vista.

Se volete vederlo, ecco il link: http://brunelleschi.imss.fi.it/galileopalazzostrozzi/indice_flash.html.

Spero che gli trovino un indirizzo più facile a cui pescarlo: meriterebbe di essere raggiunto più agevolmente.

15. marzo 2009 · Commenti disabilitati su Galileo e le immagini dell’universo · Categorie:arte, storia della scienza · Tag:, , ,

Venerdì 13 marzo, si è aperta a Firenze, nelle sale di Palazzo Strozzi, la mostra Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio, curata da Paolo Galluzzi. Ero a Firenze giovedì e venerdì per il corso che tengo, proprio a due passi da Palazzo Strozzi, in via del Parione, a Scienze della Formazione, è sono riuscito a visitare la mostra nel giorno di apertura – credo sia la prima volta, in tutta la mia vita, che riesco a visitare una mostra di questo livello nel suo primo giorno … e ne valeva la pena.

Temevo la folla, dopo aver visto le code enormi già alle nove del mattino davanti alla Galleria degli Uffizi, ma era solo un’illusione: non c’era fila alla biglietteria, nelle sale eravamo un decente numero di persone, ma non certo quante ne avrebbe meritate la qualità della manifestazione. Così ho potuto fare una visita rilassata, senza dover continuamente badare a non ostacolare qualcun altro, ma dispiace dover annotare la cosa, in un anno che dovrebbe invece essere l’anno dell’astronomia (come ha voluto l’Unesco) e per una mostra che dovrebbe essere manifestazione centrale nelle celebrazioni italiane e dell’anno e dei 400 anni dalle prime osservazioni galileiane con il cannocchiale.

La mostra, dunque. Bella, innanzitutto; molto ricca: sono sette sale, grandi e piene di oggetti; ben commentata da grandi cartelli di inquadramento e di spiegazione; con varie installazioni video con modelli, simulazioni e spiegazioni. Avevo a disposizione tre ore circa prima di tornare a prendere il treno, e mi ci sono volute tutte, ma su molto ho sorvolato un po’, complice anche la stanchezza. Ci tornerò una delle prossime settimane, dopo aver sfogliato e letto il catalogo (molto bello, anch’esso ben fatto, pubblicato da Giunti): ne vale la pena.

È interessante il percorso in sé, di storia dell’astronomia e delle concezioni dell’universo dalle civiltà più antiche (Mesopotamia, Egitto) fino al Seicento, anche se limitato all’area del Mediterraneo – limitazione comprensibile, spiegata dal curatore anche in considerazione degli spazi bellissimi ma non illimitati di Palazzo Strozzi e dei vincoli di budget. Ancora più affascinanti però sono i singoli oggetti in mostra, dalle stupende carte del Cellario agli acquerelli originali di Galileo che giusto 400 anni fa registravano le sue prime osservazioni della Luna, dal prezioso telescopio che Galileo inviò in omaggio nel 1610 con la dedica del Sidereus Nuncius a Cosimo de’ Medici; dallo stupendo arazzo fiammingo della seconda metà del Quattrocento, che raffigura i moti dell’universo (alto più di quattro metri, lungo più di otto), in prestito da Toledo, ai molti strumenti astronomici, astrolabi, sfere armillari, sfere e globi celesti, orologi, di cui non si sa se ammirare di più la perizia tecnica mirabile dei costruttori o la bellezza (sono vere opere d’arte!). Per non parlare poi dei manoscritti e dei libri …

La mostra – scrive Paolo Galluzzi nell’Introduzione al catalogo – è stata concepita […] come la prospettazione di un percorso affascinante che, partendo dalle origini più remote della civiltà occidentale, faccia percepire anche al pubblico dei non specialisti come, accanto alla sua straordinaria dimensione matematica e strumentale, l’astronomia abbia rappresentato, in misura probabilmente maggiore di qualunque altro settore della conoscenza, un terreno fertilissimo per lo sviluppo delle riflessioni sulla natura dell’uomo, sul significato e sui fini della sua presenza nel cosmo, sui principi di armonia, simmetria e proporzionalità che governano l’universo (sui quali si fondò anche la definizione classica dei concetti di bellezza e di bene) e sui criteri utilizzati nell’opera magistrale della creazione del mondo.

Mi sembra che il gruppo che ha lavorato per realizzare la mostra sia riuscito nel suo intento: l’équipe del Museo di Storia della Scienza di Firenze, in particolare il suo Laboratorio Multimediale, il Laboratorio di orologeria storica dell’ITIS “Leonardo da Vinci” di Firenze, l’Opera Laboratori Fiorentini che ha realizzato e strutture espositive, lo Studio Gris di Padova che ha curato l’allestimento, lo Studio Rovai/Weber che ha curato la grafica. Complimenti.

Qualche difetto c’è, in qualche caso facilmente rimediabile, e in ogni caso non tale da inficiare la qualità complessiva del lavoro. Le due stanze in cui si proiettano i video erano nude, senza nemmeno una sedia: ci vorrebbe poco per rendere un po’ più confortevole la visione dei filmati (girano a rotazione, alternativamente in italiano e in inglese, e sono interessanti) e offrire qualche minuto di riposo in una visita che, se condotta con cura, è molto lunga. L’illuminazione non è ovunque perfetta: in qualche punto è scarsa, in qualche altro rende difficile l’osservazione a causa delle molte superfici riflettenti: succede solo in pochi punti, ma lì colpisce un po’ fastidiosamente, probabilmente di più chi come me porta gli occhiali. E poi (ma questo è un difetto che si riscontra spesso alle mostre) ci vorrebbe poco per stampare le didascalie dei vari oggetti in un corpo un po’ più grande, per chi ormai deve quotidianamente lottare con miopia e presbiopia che si contendono il dominio dei suoi occhi. Splendidi invece i cartelloni pensati per il percorso per i ragazzi (quelli li leggo bene anch’io). Apprezzabile sicuramente l’idea di fornire spunti di riflessione ai visitatori più giovani, con domande e quesiti non banali, ma formulati sempre in modo molto comprensibile (saranno utili anche a molti adulti).

Galluzzi nella sua Introduzione al catalogo parla anche di un “ricchissimo sito web” legato alla mostra, che “oltre a costituire uno strumento essenziale per preparare la visita, proietta i contenuti della mostra oltre i limiti temporali della sua apertura al pubblico”. Beh, peccato che non venga dato l’indirizzo del sito, e che questo non compaia da nessuna parte nel catalogo (l’ho sfogliato già per qualche ora: se c’è deve essere ben nascosto, mentre sarebbe stato opportuno metterlo bene in vista magari in quarta di copertina o in una delle alette del catalogo). L’unico sito che sono riuscito a trovare è galileofirenze.it, in gran parte un sito di servizio (orari, prenotazione di biglietti, eventi collaterali, concorso ecc. ecc.) con una parte limitata dedicata ai contenuti effettivi, e costituita pressoché esclusivamente da immagini. Spero non sia tutto qui, perché sarebbe un’occasione sprecata – anche se, ovviamente, creare un buon sito web richiede tempo e ha un costo. Cercherò di scoprire se esiste qualcosa di più.

Alla visita alla mostra mi sono preparato spiritualmente la mattina con una puntata al Museo di Storia della Scienza di Firenze (di cui Galluzzi è il direttore). Peccato che gran parte del museo sia in fase di ristrutturazione e riorganizzazione: la riapertura a pieno regime è prevista per l’autunno del 2009, nel frattempo si possono visitare solo due piani (biglietto a prezzo ridotto per compensare). Quello che si vede rimane comunque pregevole, ancora una volta specialmente gli strumenti che sono di una bellezza stupenda. A quanto sembra, per la riapertura è prevista anche una maggiore presenza di installazioni multimediali, a cura del Laboratorio Multimediale del museo stesso: sarà interessante vedere quali soluzioni sono state adottate.

09. marzo 2009 · Commenti disabilitati su Fra numeri e musica · Categorie:musica, progetti, recensioni e segnalazioni

Si vedono i primi risultati del lavoro di questi mesi da “libero professionista”. Ancora poca cosa rispetto alle speranze, ma ci vuole un po’ di tempo perché le idee si chiariscano e si concretizzino.

Intanto, dalla Muzzio (editore con cui avevo lavorato molto negli anni Ottanta) è uscito in libreria il libro di Jonathan Koomey, I numeri che contano, che ho tradotto all’inizio dell’anno. Un libro piacevole, soprattutto utile, per chi per lavoro deve quotidianamente avere a che fare con informazioni numeriche. È il frutto del lavoro dell’autore come docente: insegna un po’ i “trucchi del mestiere”, quelle piccole cose che possono fare la differenza. Dall’attenzione ai dettagli, all’importanza della documentazione, ai modi di presentare i risultati di una ricerca, tipograficamente o nelle esposizioni orali (con l’ausilio di un software di “presentazione”, magari).

Dopo parecchi anni, durante i quali siamo comunque rimasti in contatto, ho ricominciato a collaborare con Franco Muzzio: stiamo fra l’altro riavviando la collana “Strumenti della Musica”, che avevo creato e diretto, negli anni Ottanta.

A proposito di musica, un contributo un po’ più originale è l’articolo che ho scritto per il numero 9 di Audio Video & Music, apertura di una serie che conto di dedicare ai dischi del 1969: il mio modo di celebrare un quarantennio, visto che si parla tanto di ricorrenze. Il 1969 è stato in effetti l’anno in cui un uomo ha messo il piede per la prima volta sulla Luna, ma anche l’anno del festival di Woodstock, dell’addio dei Cream, del primo disco di King Crimson, Yes, Genesis, Led Zeppelin, e di parecchi altri gruppi che, come si suol dire, “hanno fatto la storia”. Il primo articolo è dedicato ai King Crimson, al loro In the Court of the Crimson King e in particolare al brano d’apertura del disco, “21st Century Schizoid Man”: per molti la nascita del rock progressivo (già, il mio progetto di una storia del progressive va avanti…). Ho tentato di dare del pezzo un minimo di analisi musicale, anche, sebbene sia un terreno su cui mi muovo con un po’ di timore. Ma mi interessa molto. Un grazie ufficiale a Pier Calderan, che mi ha invitato a partecipare alla rivista e mi ospita fra le sue pagine (si sono invertiti i ruoli: da direttore editoriale di Apogeo ho pubblicato i suoi libri, ora Pier pubblica i miei articoli!).

Questo primo pezzo, intanto, si può scaricare da qui (si scarica tutto il numero della rivista). Il prossimo articolo sarà dedicato al primo disco degli Yes…

08. marzo 2009 · Commenti disabilitati su Corrado Mangione e una citazione da Tocqueville · Categorie:filosofia · Tag:, ,

Una delle ultime volte che ho visto Corrado Mangione, a casa sua, nel 2008, la conversazione è finita inevitabilmente sulla situazione politica e sociale italiana. Che il tema gli stesse molto a cuore e che lo vivesse con grande partecipazione ma anche con un grande sforzo di comprensione, fra passione e ragione, lo dimostra anche il fatto che si era appuntato un breve brano da La democrazia in America di Tocqueville, che stampava dal suo computer e distribuiva agli amici. È in effetti un brano che fa molto pensare e non è ffatto confortante. Mia moglie ha ritrovato quel foglio stamattina e ripensando a Corrado mi sembra giusto rendergli omaggio allungando la “catena” e riproponendolo qui, per chiunque lo voglia leggere e rifletterci sopra. La sua attualità, dopo 170 anni da che è stato scritto e dopo forse un anno da che Corrado ce ne fece dono, mi sembra del tutto intatta. Non saprei commentarlo con la sua finezza e la sua ironia, perciò non ci tento nemmeno. Eccolo:

Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri … Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la porta aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al suo cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.

[Alexis de Tocqueville, da De la démocratie en Amerique, 1840]